Il Taglio di un Diamante.

LE FASI DI TAGLIO

Dopo un attento e scrupoloso studio del grezzo ottaedrico, al fine di ottenere il valore maggiore per la gemma tagliata, la prima operazione effettuata è quella di tagliare il grezzo in due parti attraverso due tecniche:

 

IL SEGAGGIO

E’ la tecnica più largamente usata perché, pur richiedendo maggior tempo, è quella che consente di ottenere dal grezzo due parti di forma meglio utilizzabile per ottenere il taglio brillante. La seconda è la sfaldatura, ovvero la capacità che hanno i minerali di separarsi in due parti secondo superfici piane. Il diamante viene diviso per mezzo di un colpo (Clivaggio) dato con una lama di acciaio in un punto determinato.

 

il Taglio di un Diamante

il Taglio di un Diamante

LA SGROSSATURA

Detta anche tornitura. E’ la fase in cui viene dato alla pietra un profilo tondeggiante smussandone gli angoli.

Un diamante viene fatto ruotare ad alta velocità, fissato ad un supporto tenuto a mano o meccanicamente, viene avvicinato al primo, in modo che lo sfregamento reciproco arrotondi la cintura nel modo desiderato.

 

LA SFACCETTATURA

1° FASE

Anche questa operazione è divisa in due fasi. Dopo l’arrotondamento, il diamante subisce l’impostazione delle faccette e successivamente la lucidatura, attraverso l’utilizzo dello stesso strumento: un disco di ghisa rotante orizzontale motorizzato, rivestito di pasta di diamante, chiamato Scafe. Viene sfaccettata e lucidata prima la tavola, poi le prime quattro faccette della corona, quindi le prime quattro faccette del padiglione e l’apice.

 

2° FASE

Il tagliatore continua la sfaccettatura e la politura, realizzando quindi un diamante con 8 faccette di corona, 8 faccette di tavola ed 1 faccetta di tavola. Questo taglio si chiama “Huit-Huit”; era utilizzato in passato e adesso è ancora utilizzato solamente per realizzare pietre di piccola caratura. Per valorizzare al massimo la dispersione e la brillantezza del diamante, la gemma è sfaccettata in ulteriori 40 faccette.

 

POLIMENTATURA

E’ l’ultima fase: il taglio a brillante è realizzato. Le 57 faccette ottenute vengono lucidate fino a che la loro superficie non sia perfettamente riflettente.

Durante il taglio c’è una perdita di peso di circa il 50%.

 

L’IMPIEGO DEL LASER NELLE FASI DI TAGLIO

E’ abbastanza recente e prende sempre più piede l’uso del laser in sostituzione della fase di segaggio. Il vantaggio deriva soprattutto dalla mancanza di sfrido e dalla direzione di taglio che, non avendo in questo caso vincoli di sorta, può essere orientata per la migliore resa della gemma.

 

Le centrali di taglio

Le più antiche centrali di taglio sono in India, il primo paese al mondo, in ordine di tempo, ad aver convissuto con i diamanti quando questi, per millenni, erano totalmente sconosciuti altrove. La prima grande “migrazione” la si deve ai Romani ed in seguito a Marco Polo che portarono in occidente questa gemma. Per millenni il diamante, più che per le sue doti di pietra preziosa, fu apprezzato quale potente “Talismano” cui furono attribuite virtù magiche e poteri che colpivano talmente la fantasia da indurre i popoli dell’epoca ad investire ingenti capitali pur di possedere la pietra grezza che ti proteggeva da ogni male.

 

Così si spostarono a poco  a poco in Europa i mercati che diedero vita a centri di taglio a Bruges, Amsterdam ed Anversa in seguito. In Europa ci sono le centrali di taglio che garantivano, fino a poco tempo fa, la miglior qualità di taglio. Oggi la qualità del taglio è aumentata ovunque e Anversa, Tel Aviv, Bombay, New York, operano con progetti che puntano all’eccellenza per garantire Diamanti sempre meglio tagliati.

Francesco Foti

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