RadioControllato Citizen alla scoperta della Slovacchia.

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Riprende dopo la breve tappa di Budapest, necessaria anche per un breve controllo al Job Bremach (attore principale di questa nuova impresa firmata Silvano Moroni), varcando il Confine Magiaro alla scoperta della Slovacchia.

Continua il cammino de La Nuova Europa per ri-scoprire Paesi e i loro problemi, per parlare con la gente per capire quali siano le loro aspettative per il futuro.

Ritroveremo il Blu del Danubio nella Capitale Bratislava alla scoperta della Slovacchia, il Paese di castelli, dei monti e dei suoi villaggi medievali.

SLOVACCHIA UNA SCOPERTA
11 – 11 – 2007 – da Nitra Silvano Moroni

La bellezza della Slovacchia (a parte Bratislava) è l’essere ancora non presa d’assalto dal turista medio ed in gran parte d’essa ci si rivolge a persone che non parlano inglese, ma che fanno di tutto, ma proprio di tutto, per aiutarmi e, soprattutto per conoscerci e non guardano soprattutto il trascorrere del tempo come invece faccio io, costretto dalla precisione del Citizen che mi stà accompagnando magnificamente con l’altro amico, il Job (fra un po’ parlo solo con loro) in questa magnifica esperienza direi proprio ….di vita..

Questo reputo sia il punto di forza per il viaggiatore e capitando in una di queste città, o paesi, si finisce per essere,ancora “lo straniero�?, il “forestiero�? giunto chissà come proprio lì, quello a cui tutti vogliono chiedere qualcosa, sapere da dove viene, cosa fa nella vita e come si chiama (pensate al sottoscritto che è giunto nel bel mezzo di una nevicata con un particolarissimo camion….).

Loro fortunatamente sono ancora interessati a noi e non ci vedono come una scocciatura, bensì una nota positiva.

Ma vediamo un po’ di storia altrimenti non si riesce a capire molto di questo giovane Paese da poco entrato a far parte della Comunità Europea con una vera e propria scommessa che pochi pensavano potesse vincere.

Fino al V secolo la regione dell’attuale Slovacchia era popolata dalla tribù germanica dei Quadi.

Durante le grandi migrazioni di popoli, i Quadi persero sempre più la propria posizione dominante e furono soppiantati dalle tribù slave sopraggiunte.

All’inizio del IX secolo, con la creazione del principato della Grande Moravia, la regione conobbe una svolta civilizzatrice.

Tuttavia, dopo soli 100 anni, il principato fu sottomesso dagli Ungari, allora nomadi.

Parti del territorio furono assoggettate da capi tribù ungheresi, il resto si frantumò in numerosi principati slavi, finché a poco a poco non furono anch’essi conquistati dall’Ungheria.

Nei secoli successivi il Regno d’Ungheria dominò sul territorio della Slovacchia e da qui nasce la diatriba di oggi sulla minoranza Ungherese in Slovacchia ed i problemi di autonomia di questo gruppo etnico naturalmente sostenuto da alcune forse politiche ungheresi che ultimamente hanno dato vita anche alla famosa Guardia Nazionale Ungherese riconosciuta dal governo.

Ma proseguendo nella storia si capisce meglio perché si giunge a queste situazioni.

Infatti, dopo la vittoria degli Ottomani, l’Ungheria venne divisa in tre parti e gli Asburgo ottennero principalmente la parte slovacca.

Oltre che dai continui conflitti con gli Ottomani, l’immagine dei due secoli successivi fu caratterizzata specialmente dalle numerose insurrezioni contro gli Asburgo.

La rabbia degli Slovacchi si scagliò soprattutto contro il dominio straniero di Vienna e la Controriforma cattolica del paese, il quale fino ad  allora era stato influenzato dalla Riforma.

All’inizio del XVIII secolo fu definitivamente respinta la presenza ottomana e il Regno d’Ungheria fu annesso dalla Corona degli Asburgo.

Con la formazione della doppia monarchia austro-ungarica, la Slovacchia passò sotto il suo dominio e fu esposta ad una crescente repressione.

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, la Slovacchia si unì ai territori cechi dominati dall’Austria per formare la Cecoslovacchia fino a quando, dal 1938, fu occupata da Germania, Ungheria e Polonia.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Slovacchia tornò ufficialmente a far parte della Cecoslovacchia, che dal 1948 fu governata dai comunisti e che nel 1955 aderì anche al Patto di Varsavia.

L’odierna Slovacchia fu fondata nel 1993 dopo la separazione pacifica dai territori cechi. Nel 2004 è entrata a far parte della NATO e dell’UE.

La Slovacchia, come gli altri nuovi membri della Ue ha dovuto subire cambiamenti strutturali per andare incontro ai criteri d’ammissione nell’unione e ad esempio l’agricoltura, tradizionalmente molto importante e in passato molto marcata, non ha più un ruolo essenziale dopo la realizzazione di un gigantesco processo di riforma.

Determinanti per la formazione del PIL sono il settore dell’industria e quello dei servizi.

Le industrie più significative sono quella chimica, automobilistica e metallurgica. Nella fase preliminare per l’adesione all’UE, la situazione della Slovacchia è migliorata sensibilmente, nonostante vi siano ancori punti deboli, come ad esempio l’alto tasso di disoccupazione vicino al 20%.

Tuttavia, le strutture della Slovacchia sono state radicalmente trasformate ed oggi, in molti ambiti, sono esemplari, anche per gli stati dell’Europa occidentale.

La Repubblica Slovacca, ma direi anche le altre new entry dell’UE che ho visitato fino ad oggi meritano tanto di cappello per l’enorme quantità di lavoro fatto e per i cambiamenti effettuati in cosi poco tempo, ma nello stesso tempo è importante riconoscere come esista una continua sfida nel voler cambiare i cuori e le menti di gente magari ancora non del tutto troppo ben disposta ad allontanarsi da dei comportamenti che hanno trovato le proprie nicchie all’interno della società.

Senza dubbio i nuovi stati membri sono sulla retta via verso la terra promessa UE, ma il viaggio potrebbe durare più del previsto.

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