RadioControllato Citizen in Polonia.

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Dopo oltre 100 km di nebbia il ns.Silvano ha superato il confine ed ho lasciato la Repubblica Ceca per buttarsi a capofitto in un grande paese del Centro Europa: la Polonia.

Dopo circa 500 km di montagne, colline e pianure ha raggiunto Czeestochowa, tanto cara a Papa Giovanni Paolo II.

POLONIA : la grande rincorsa all’Europa di Silvano Moroni – 24/11/2007

Ben oltre 10.000 sono i chilometri che ho percorso pigiando sull’acceleratore del Bremach che ubbidientemente mi sta portando a destra ed a manca in questa nostra grande Nazione L’Europa di Oggi e al mio amico Citizen che c’è proprio da dire non perde un secondo per ricordami tutto ciò che debbo fare, dalle foto ai km che debbo ancora percorrere per essere entro le 16.00 all’appuntamento con il buio nel luogo previsto dalla tappa giornaliera, insomma due amici a cui non so più fare a meno.

Con loro sono giunto attraverso uno splendido Paese, la Polonia, sul mar Baltico battuto dal vento gelido del nord, ma dove la suggestione di certi cieli ti fa dimenticare i numerosi gradi sotto lo zero.

Eccolo quindi il Baltico quel mare che come un filo di Arianna mi riporta a casa a Sesto Calende.

Ci si chiederà perché ? Molto semplice da qui proviene l’ambra o meglio da qui fin dalla notte dei tempi l’ambra partiva per il sud e guarda un po’ i golasecchiani (civiltà di qualche migliaio di anni fa sviluppatasi proprio a Sesto Calende e dintorni) commerciavano l’ambra.

Allora l’aver raggiunto la Polonia e il Baltico è un po’ come aver ripercorso la strada di quell’ambra che aveva invece raggiunto Sesto Calende ed oggi si trova nel museo civico, è aver ripercorso la strada dei nostri antenati.

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Ma, arrivare in Polonia che è il settimo Paese europeo per grandezza ed il più grande fra i dieci che dal 1 maggio 2004 sono entrati a far parte della UE è un po’ anche sfatare una serie di luoghi comuni di cui noi italiani siamo degli specialisti, soprattutto quando ci si reca in certe nazioni del mondo sulle quali non esiste una reale conoscenza ma soltanto una serie di leggende e miti, spesso o quasi sempre false.

Proprio la Polonia ha fatto parte di questi miti e leggende, allorché, caduto il regime comunista è stata invasa da chi ricercava facili occasioni di guadagno o di facili avventure.

Questo luogo comune, in parte ancora oggi ritenuto attendibile, faceva credere che la situazione fosse ben diversa dalle belle immagini che invece vengono proposte nei libri e nei depliant turistici.

Questo viaggio invece mi ha messo dinnanzi ad una situazione ed ad una nazione che assolutamente non si stà ancora leccando le ferite inferte in tanti anni di duro regime sovietico, ma di un Paese ricco di storia e di cultura che è quasi del tutto rinato, pur avendo ancora un certo numero di problemi, grazie alla volontà ed alla fierezza della sua popolazione, al di là degli aspetti politici più o meno edificanti che si sono succeduti dal 1989 ad oggi o meglio a ieri, perché l’oggi non è ancora iniziato.

Innanzi tutto mi ha stupito il carattere e l’atmosfera mitteleuropea delle città, un po’ meno nei paesi ma è anche comprensibile.

Ovviamente l’essere stata parte per molto tempo dell’Impero Austro-Ungarico ha fatto si che la Polonia, un tempo Prussia, a dispetto della lingua di ceppo slavo, abbia oggi molti più tratti comuni con Austria e Germania che con gli altri paesi dell’Est europeo e oggi, come detto, è entrata a far parte della UE e più della metà dei 74 milioni di nuovi cittadini europei è costituita dalla popolazione polacca, che raggiunge quasi i 40 milioni di abitanti (38.600.000 per la precisione), il 51% dei quali sono donne; un dato interessante relativamente alla popolazione è l’alta percentuale (60%) di cittadini con età inferiore ai 40 anni, una delle forze lavoro più giovani in Europa.

Fino a qui quindi tutto positivo possiamo dire, poi però ci sono alcune contraddizioni molto forti che non ho potuto fare a meno di notare.

Il boom del commercio bisogna dire è stato straordinario tanto che in un rapporto uscito su alcune riviste del settore economico si dice che la Spagna per arrivare a un risultato del genere le ci sono voluti vent’anni.

Oggi in Polonia tutte le città di circa centomila abitanti hanno uno o due ipermercati ma di veramente grandi dimensioni, di quelli che in Italia se ne vedono ben pochi.

Tuttavia il settore commerciale polacco resta contraddittorio.

Gli ipermercati costituiscono il 2 per cento del totale dei punti vendita, e per gran parte dei clienti sono il posto migliore dove fare la spesa settimanale.

Però, in Polonia il 38 per cento della popolazione vive nelle campagne. E in queste zone la cosa più importante è la vicinanza al punto vendita.

Inoltre nelle campagne i redditi sono nettamente inferiori a quelli delle città ed è per questo i grandi gruppi non mostrano nessun interesse ad attirare i consumatori delle aree più isolate e a costruire dei centri commerciali nelle zone rurali che così si rovano in netto disagio verso i loro concittadini delle grandi zone urbane.

C’è poi e dico purtroppo, il ruolo fondamentale del denaro nella vita delle famiglie polacche.

Le coppie nelle grandi città considerano la loro unione come un’impresa commerciale e così si è assistito ed ancora oggi si assiste ai contratti di matrimonio e di quelli fra genitori e figli che, come da noi, lasciano la casa dei genitori sempre più tardi.

La tradizionale divisione dei ruoli all’interno del nucleo familiare polacco dove l’uomo era la testa e la donna il braccio appartengono  ormai al passato.

Un tempo l’uomo consegnava il suo salario alla moglie, che gestiva integralmente le spese.

Anche se i conflitti sui soldi appaiono di rado come motivo i divorzi nella cattolicissima Polonia sono in netto aumento e secondo gli avvocati il denaro è un elemento onnipresente.

Si capisce meglio il problema sapendo che l’11 per cento delle famiglie polacche vive al di sotto della soglia di povertà e un altro 60 per cento ha seri problemi di soldi.

Così l’acquisto di un pacchetto di sigarette o di una bottiglia di vodka al posto di un quaderno per il bambino può portare all’esplosione. Paradossalmente, è più facile per alcuni confessare di avere un amante che di avere del denaro extra da parte.

Questa è un po’ la mia fotografia, l’immagine di un paese dove risuona la melanconia di Chopin, dove la gente è gentile e irrequieta come la vita e le pagine di Conrad, dove i problemi sociali sono aspri e combattuti come nel cinema di Wajda, ma dove la volontà di sentirsi assolutamente europei è più forte di ogni problema e l’augurio che faccio a questo Paese che mi ha serenamente accolto è quello di farcela, ma farcela da solo.

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