Suunto X6hr : ai Confini con il Tibet.

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Dopo l’arrivo in Nepal Suunto X6hr è pronto ad affrontare il confine Tibetano.

Diretti verso Zhangmu pronti nel testare le prime funzioni del Suunto X6HRT, “compagno di viaggio” di Silvano in grado di fornire gli strumenti per analizzare e fornire le informazioni necessarie per poter prendere decisione sicure.

La strada sale, verdi terrazze e villaggi nepalesi sono i primi panorami, una lunga sequenza di tornanti sui versanti himalayani sino a giungere in prossimità dell’altopiano tibetano.

Le cime dell’Everest (8848 m) e del Cho Oyu (8201 m) si possono gia vedere in lontananza pronti ad incontrare i primi villaggi tibetani e carovane di pellegrini verso il sacro monte Kailas.

Abbiamo sino a qui parlato del Tibet come Regno del Cielo, del Sole e delle grandi solitudini, della spiritualità e della meditazione.

Un paese rimasto segreto e sconosciuto agli occidentali per molti anni che merita anche una riflessione sulla sua attuale situazione politica.

Il Tibet, una nazione indipendente con una storia che risale al 127 a.C., è stato invaso 46 anni fa, nel 1950, dalla Repubblica Popolare Cinese.

L’invasione e l’occupazione del Tibet è stata un atto di aggressione e una chiara violazione delle leggi internazionali. Oggi il Tibet è oppresso da una occupazione cinese, illegale e repressiva.

Sua Santità il Dalai Lama, capo di stato e guida spirituale del Tibet, un fermo apostolo della non-violenza, ha tentato per otto anni di coesistere pacificamente con i cinesi, ma la sistematica conquista del territorio del Tibet e del suo popolo da parte della Cina ha provocato ripetuti atti di repressione.

Il 10 marzo del 1959, la resistenza tibetana è culminata in una insurrezione nazionale contro i cinesi. L’esercito di Liberazione Cinese ha schiacciato l’insurrezione, uccidendo in quella data più di 87.000 tibetani, nel solo Tibet centrale.

Sua Santità il Dalai Lama, i membri del suo governo e circa 80.000 tibetani sono fuggiti dal Tibet e hanno cercato asilo politico in India, in Nepal e in Bhutan.

Oggi vi sono più di 120.000 tibetani in esilio, inclusi oltre 5.000 che vivono al di fuori del subcontinente indiano.

Per sfuggire alle persecuzioni cinesi, dal Tibet continuano ad arrivare moltissimi rifugiati tibetani.

In esilio, il governo tibetano è stato riorganizzato secondo i moderni principi democratici.

Esso amministra tutte le questioni che riguardano i tibetani in esilio, incluse la rifondazione, la preservazione e lo sviluppo della cultura e delle strutture educative tibetane, e guida la lotta per la restaurazione della libertà del Tibet.

Il popolo tibetano, sia all’interno che all’esterno del Tibet, considera il proprio Governo in Esilio (con sede a Dharamsala, nell’India settentrionale) come l’unico governo legittimo del Tibet.

Un milione e duecentomila tibetani (un quinto della popolazione) sono morti come risultato dell’occupazione cinese.

Migliaia di prigionieri religiosi e politici vengono detenuti in prigioni e in campi di lavoro forzato, dove la tortura è pratica comune. Le donne tibetane sono soggette a sterilizzazione forzata e a procurati aborti.

Il Tibet, un tempo pacifico stato cuscinetto tra l’India e la Cina, è stato trasformato in una vasta base militare, che ospita non meno di 500.000 soldati cinesi, e un quarto della forza missilistica nucleare cinese, valutata complessivamente in 550 testate nucleari.

Piu di seimila monasteri, templi ed edifici storici sono stati razziati e rasi al suolo, e le loro antiche e insostituibili opere d’arte e i tesori della letteratura sono stati distrutti o venduti dai cinesi, durante le ‘riforme democratiche’ prima del 1966, e il rimanente durante la Rivoluzione Culturale, secondo le autorità cinesi.

La Cina in Tibet proibisce I’insegnamento e lo studio del Buddhismo. L’odierna apparenza di libertà religiosa è stata inaugurata unicamente per fini di propaganda e per il turismo.

I monaci e le monache continuano a essere espulsi dai monasteri.

Le risorse naturali del Tibet e la sua fragile ecologia stanno per essere irremediabilmente distrutte, come risultato dell’invasione cinese. Gli animali selvatici sono stati praticamente sterminati, le foreste abbattute e il terreno e stato impoverito ed eroso.

Le cure mediche non sono accessibili a tutti e le strutture migliori sono riservate agli individui di nazionaliti cinese.

In Tibet, l’istruzione per i bambini cinesi è nettamente superiore a quella disponibile per i tibetani. Il 70% dei posti nelle strutture educative superiori è riservato ai Cinesi.

Il Tibet è controllato strettamente dal partito e dall’esercito Comunista Cinese. Pechino nomina tutti i funzionari superiori del governo e del partito, la maggior parte dei quali non parla tibetano.

I tibetani, nonostante il rischio di torture, di imprigionamento e di esecuzioni capitali, non hanno mai accettato l’occupazione cinese del loro paese.

Dal settembre 1987, in tutto il Tibet si sono verificate piu di 100 dimostrazioni contro il dominio cinese, che hanno avuto come risultato piu di 450 morti e la carcerazione di migliaia di tibetani, eseguita senza un regolare processo.

Sua Santità il Dalai Lama ha fatto varie proposte ai leader cinesi come gesto di buon augurio per risolvere le diversità di opinione e per trovare una soluzione soddisfacente alla questione del Tibet.

Tra il 1979 e il 1984, Sua Santità ha inviato quattro delegazioni esplorative in Tibet e due delegazioni a Pechino per condurre colloqui ad alto livello con i leader cinesi. I colloqui non hanno avuto successo perché i cinesi non erano pronti a discutere nessun tema importante, limitandosi a proporre il ritorno dall’esilio di Sua Santità.

La Cina non ha mai risposto affermativamente e si è sempre rifiutata di iniziare i negoziati.

La Cina insiste nel presentare la questione tibetana come una questione del Dalai Lama.

In passato Pechino ha elaborato una proposta in cinque punti per il ritorno del Dalai Lama, ma Sua Santità stesso ha affermato che il futuro del Tibet non riguarda il Dalai Lama bensì il benessere dei sei milioni di tibetani in Tibet.

Sino a quando la Cina non comprenderà i veri sentimenti e aspirazioni del popolo tibetano, sarà molto difficile trovare una soluzione soddisfacente al problema.

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